Non avrebbe saputo spiegarla, era una pena che superava il suo livello d'istruzione

Céline, Viaggio al termine della notte

Ogni disordine è disordine controllato, trapunto d'intervalli riservati alla vendita di a...

L'animale morente, Philip Roth

Ogni estrema passione è estremo convincimento

Frammento I°

I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte

Ode al gatto, Pablo Neruda

Scrivere significa riscrivere

Albert Camus

“Si erano scavati una tana, dove poter leggere scrivere ed esercitarsi…”

29 luglio 2018

Jameela

(dalla Siria a Roma)

Jameela è ferma ad un incrocio.

Davanti a sé, bordato di un rosso accesso, un rettangolo bianco con al centro una x marcata le sta intimando qualcosa. Quel simbolo è un avviso che scongiura un pericolo; mette in guardia, a patto che lei lo sappia leggere. È un alfabeto di segni non dissimile da quello che compone ogni lingua scritta. E più che intimare, infatti, quel rettangolo – che un giorno Jameela affronterà, da sola, per strada – le sta chiedendo qualcosa di specifico, attraverso le lettere stampate su un libro: Il segnale raffigurato non si trova sul tratto di strada con diritto di precedenza. Una risposta da crocettare: Vero / Falso. Domanda numero ventisette su quaranta; uno dei test all’interno del corposo manuale teorico-pratico per la patente B.

Jameela ha deciso di prenderla non tanto per guidare una macchina, ma perché era arrivato il momento di sentirsene capace e con tutte le carte in regola per poterlo fare. Come se avere padronanza della guida, le avrebbe permesso di avere polso sul mondo intero. Tuttavia, quelle domande le nascondono più di una semplice risposta; ingarbugliano un senso che a una prima lettura manca del tutto, a una seconda si mantiene nell’ombra, e a una terza – senza precipitarsi, leggendo con voce alta e raffigurandosi nella mente una strada, un segnale, una piccola utilitaria e lei – inizia a scoprirsi, spogliandosi della pericolosità di un trabocchetto e mostrandosi per ciò che è: una frase ostica per una ragazza che vive in Italia da cinque anni e che, a cadenza regolare, si ripromette di leggere di più, senza mai farlo veramente.

Lo spazio di frenatura diventa sedici volte maggiore se la velocità si quadruplica. Un’altra risposta da crocettare: Vero / Falso. Domanda numero ventotto su quaranta. Le sembra di aver colto il senso. Sorride per quella parola ‘pomposa’, come le aveva spiegato un ragazzo durante le lezioni di teoria: “Si dice frenata. Una bella frenata! Non una bella frenatura!”.

Jameela si chiede se deve calcolare quanto sia lo spazio descritto dai numeri nella domanda. 16, e fin qui tutto chiaro; quadruplica significa 4 volte tanto, questo lo aveva imparato già da almeno un paio d’anni. Doppio, triplo, quadruplo. 4 x 4 =16. La risposta è Vero, allora. Sta per crocettarla con la punta fine di una matita HB, la stessa che usa per disegnare a mano libera alcuni modelli. Tentenna, alza la mano dalla pagina e rilegge la frase. Ne è quasi sicura. Crede, però, di averne  rpima sbagliate altre. Alla quinta risposta errata, arriverebbe l’inevitabile bocciatura. Mentre sta per decidere se passare alla prossima domanda, non può fare a meno di pensare a quando inizierà le guide pratiche con il maestro. È convinta che ce ne vorranno tantissime, perché non ha mai guidato in vita sua. (In verità solo una volta, in campagna, con un’amica di Firenze, che a volte le prendeva il volante e le teneva una mano appoggiata sulla spalla per calmarla). Le serviranno un bel po’ di soldi per le lezioni, e molta pazienza e coraggio. Ma la patente è un dovere verso se stessi e non è poi così impossibile ottenerla. Si accende la macchina, si controllano gli specchietti esterni e quello retrovisore, se il sedile è alla giusta altezza, ci si allaccia la cintura, si preme la frizione, si mette in prima, si lascia leggermente il pedale, e si spinge altrettanto leggermente quello del gas. E poi, come se Jameela volesse andare a Torvaianica per un pomeriggio di mare, si parte con la radio accesa.

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