Ogni disordine è disordine controllato, trapunto d'intervalli riservati alla vendita di a...

L'animale morente, Philip Roth

I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte

Ode al gatto, Pablo Neruda

Ogni estrema passione è estremo convincimento

Frammento I°

Non avrebbe saputo spiegarla, era una pena che superava il suo livello d'istruzione

Céline, Viaggio al termine della notte

Scrivere significa riscrivere

Albert Camus

2 maggio 2018

Natalia

Natalia vuole aprire un blog di moda e turismo.

La folgorazione non poteva venirle che al di sopra delle nuvole di un cielo quasi in tempesta, superate le coste portoghesi sul volo AF756, dal Nikola Tesla di Belgrado al JFK di New York, due mesi prima che la compagnia decidesse di non rinnovarle il contratto assieme ad una quindicina di sue colleghe. Natalia non era entusiasta del proprio lavoro, e il contraccolpo, per quanto concreto, non l’ha gettata nell’economia della disperazione grazie alle disponibilità del padre.

Ci sono circostanze in cui le risposte arrivano prima delle domande. L’interrogativo pericoloso: “E adesso che faccio?”, nel suo caso, era stato anticipato dal commento di una signora con una voglia stampata sul mento, che sfogliando una rivista, aveva espresso il suo entusiasmo, accostando al piacere il suo complemento oggetto: “I like this blue dress”, come se avesse rivolto una lusinga alla modella di colore che lo indossava. Natalia stava per servirle il pranzo, ma l’incontro con il volto piacevolmente assorto della signora, il vestito spumoso della modella e la scenografia che le faceva da sfondo – un’aurora boreale che serpeggiava nel cielo e una sorgente d’acqua fumante alle sue spalle – le avevano sussurrato, non senza eccitazione, la parola blog, prima di porgere la confezione monouso alla passeggera: “La sua omelette con insalata mista, signora… Buon appetito”.

Tuttavia sarebbe stato più semplice unire la passione per la moda a quella dei viaggi, se Natalia non fosse stata licenziata. A New York avrebbe potuto comprare un vestito vichy a quadretti e farsi fotografare tra gli alberi e i lampioni di Central Park, o a passeggio tra le strade affollate di Manhattan. A Dubai, avrebbe indossato un abaya e avvolto i suoi capelli sfumati in un classico foulard nero, o sfoggiato un tradizionale abito rurale sulle rive del fiume Doura a Porto quando il tramonto increspa le acque di rame.

E adesso, come fare?

Un interrogativo, questo, arrivato prima della sua risposta.

Viaggiare è un costo eccessivo per una disoccupata, e chiedere i soldi al padre per realizzare un sogno, che si sarebbe autofinanziato un domani grazie agli introiti ricavati dagli inserti pubblicitari di google, non era in sintonia con l’educazione ricevuta dai genitori, almeno nelle prime settimane del suo nuovo status d’indigente con scappatoia. Ma l’abbondanza di quella nuova idea rimaneva costante giorno dopo giorno, tanto che Natalia ne rimase sorpresa, arrivando a credere che settantasei ore di fila fossero l’implicita conferma che il destino avesse scelto al suo posto, e lo avesse fatto con cognizione di causa. Lei avrebbe dovuto solo ubbidirgli, vestendosi bene e cercando uno sponsor per i biglietti d’aereo.

Benché Natalia non abbia ancora deciso da dove cominciare, se aprire un blog prima di avere un album di fotografie, o buttarsi in rete con indosso i vestiti tipici della sua città, ha già modificato il suo profilo Facebook con un aforisma di George Bernard Shaw, dopo averlo trovato digitando sul motore di ricerca le parole chiave: frasi – passione – lavoro.

Ora, chiunque vada sul suo profilo o lo intercetti per caso, leggerà, con una modifica al soggetto dell’aforisma, la seguente certezza: “Una donna è arrivata quando fa per mestiere quel che farebbe gratis”.

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