Ogni estrema passione è estremo convincimento

Frammento I°

I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte

Ode al gatto, Pablo Neruda

Ogni disordine è disordine controllato, trapunto d'intervalli riservati alla vendita di a...

L'animale morente, Philip Roth

Scrivere significa riscrivere

Albert Camus

8 giugno 2017

Il Volante

Il volante screccia, quando la macchina percorre lo sterrato.

Nei tempi antichi, ogni forma circolare aspirava all’alta perfezione del sole; poi, per genio o colpo di fortuna, subentrò la ruota, e l’emulazione si spostò dal cielo alla terra: ogni forma circolare voleva servire il mondo come ingranaggio o mezzo di trasporto. Solo quando l’uomo iniziò a solcare i mari, l’inestinguibile fiamma della scoperta fece del timone il nuovo traguardo da raggiungere. Passarono i millenni, e fu molto difficile trovare altre aspirazioni simili alle antiche. Ma poi avvenne, a metà del secolo scorso, e fu la rinascita: ogni forma circolare s’innamorò dell’immagine perfetta di un vinile, e quell’amore si tramutò immancabilmente in passione per la musica. Tuttavia, ogni cosa venuta al mondo ha in sé una frattura con le proprie aspirazioni; e al posto di musicare, il volante, si trovò a convivere con un clacson: per minacciare gli automobilisti, annoiare le ragazze, e disturbare i gatti stravaccati in mezzo alle strade.

La sua delusione non trovò mai pace. Inquadrarsi a quella nuova vita sarebbe stato inutile e didascalico.
Ora che il volante è un timone per quattro ruote, con un sole a picco su lamiere lucide, solo in alcuni istanti riesce a dimenticare la sua condizione. Ama le strade sterrate piene di buche e sassi, che lo fanno oscillare velocemente, come scosso dalle dita esperte di un dj; mentre i ragazzi fanno i testacoda nei parcheggi, e per lui, è come essere graffiati dalla puntina di un giradischi; o quando un autista, per rabbia o disperazione, lo colpisce con i palmi delle mani, e anche se il suono non è simile a quello di due piatti percossi durante una parata, è pur sempre una nota musicale, che lui ha tratto in salvo dal silenzio.

Ma oltre a queste gioie passeggere – che siano le grosse dita di un camionista, del pilota di formula uno, del magazziniere su un muletto, o degli anziani imbottigliati nel traffico -, la delusione del volante è ugualmente alleviata da un ritmo a volte regolare, a volte meno: una cadenza che penetra nelle sue rotondità, trasmessa dalle mani che lo stringono. Non è uno scretch, né una sinfonia. È un ritmo accordato per battere i sessantesimi, che possono diminuire di colpo o impennarsi a piacimento.

Secondo l’esperienza e la passione del volante: uno strumento ineguagliabile, da studiare con il cipiglio di uno scienziato o di un poeta, perché sembra essere l’unico ad aver pieno potere sul musicista.
E sempre a detta del volante: uno strumento in mano a ogni conducente; apparentemente indispensabile, quindi, e di cui diffidare, come ogni prodotto di massa.

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