Non avrebbe saputo spiegarla, era una pena che superava il suo livello d'istruzione

Céline, Viaggio al termine della notte

Scrivere significa riscrivere

Albert Camus

I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte

Ode al gatto, Pablo Neruda

È difficile spiegare - in quel gioco delle sedie - perché alla fine si fossero fermati l...

Zadie Smith, NW

Spetta all'individuo, e al gruppo di individui, trasformare il brutto in bello

Tom Hodgkinson, La libertà come stile di vita

E intanto la triste verità era che non tutti potevano essere straordinari, non tutti pote...

Jonathan Franzen, Le Correzioni

Ogni disordine è disordine controllato, trapunto d'intervalli riservati alla vendita di a...

L'animale morente, Philip Roth

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Questo è un articolo scritto per un’azienda leader nella redazione di testi unici e individuali:



Il grido dell’Innocenza

Il pugile che lottò per la sua libertà

“Questa è la storia di Hurricane, l’uomo che le autorità ritennero colpevole per qualcosa che non aveva commesso”, cantava Bob Dylan nel 1975. La sua canzone è parte della colonna sonora del film “Hurricane-il grido dell’innocenza”, diretto da Norman Jewison, sulla vita del pugile Rubin Hurricane Carter, interpretato da Denzel Washington.

Ingiustamente incarcerato per un triplice omicidio nel 1966, fu scarcerato più di vent’anni dopo grazie a un ragazzo di Brooklyn, che riaccese l’attenzione dell’opinione pubblica sulla detenzione del pugile, dopo aver letto l’autobiografia da lui scritta in carcere.

Il film, del 1999, tratta argomenti tuttora fondamentali nella società Americana e non solo:

  • La discriminazione razziale
  • La fallacia del sistema giudiziario
  • Le cause civili
  • L’espressione come veicolo di libertà

Carter fu imprigionato per pregiudizi derivanti dal colore della sua pelle. Nel film, dove all’inizio assistiamo a scene della sua infanzia e della sua adolescenza, la discriminazione razziale è un segno distintivo nella società dell’epoca. Lo sarà anche per la sua condanna, e nutrirà l’odio del sergente Della Pesca, assoluto antagonista di Carter, interpretato da un ottimo Dan Hedaya.

Norman Jewison usa, all’intero del film, immagini di repertorio delle vere manifestazioni a favore della scarcerazione del pugile. Fu, infatti, grazie alla sua autobiografia, inviata dal carcere a molti personaggi illustri come Bob Dylan, che Carter riuscì a far parlare di sé.

Questo film, sul pugile che “un giorno sarebbe potuto diventare campione del mondo”, ha diverse qualità: dall’interpretazione dei suoi attori, all’ambientazione di un’America affollata di miti e di mostri, da una colonna sonora che aggiunge un livello al racconto dietro alla narrazione cinematografica, all’indubbia qualità dei suoi dialoghi.

Contrariamente a come accade spesso nei biopic, il vero volto del protagonista non viene mostrato alla fine della pellicola. Di Rubin “Hurricane” Carter vi sono moltissime interviste e moltissimi articoli sono stati scritti sulla sua vicenda. Come lui stesso ha sostenuto, il carcere gli ha insegnato cosa sia la libertà.

E il film, nel veicolare questo messaggio, riesce nel suo obiettivo.

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