I suoi occhi gialli hanno lasciato una sola fessura per gettarvi le monete della notte

Ode al gatto, Pablo Neruda

Non avrebbe saputo spiegarla, era una pena che superava il suo livello d'istruzione

Céline, Viaggio al termine della notte

Scrivere significa riscrivere

Albert Camus

Ogni disordine è disordine controllato, trapunto d'intervalli riservati alla vendita di a...

L'animale morente, Philip Roth

Ogni estrema passione è estremo convincimento

Frammento I°

A più sensi

Una breve missiva

Per il tuo stomaco, amico mio, e per far sì che la tua nomea di uomo potente non venga sporcata da nessuna diceria, ti consiglio di assumere il gengevo*, una radice miracolosa, che viene dai popoli orientali, gradita anche al Romano Impero, dove il suo possesso costava fatica di tasse. Il suo odore è pungente come il suo sapore. Avvicinandolo al naso è come avvicinarsi a terreni umidi e freschi, e il suo colore pallido e giallognolo ha in comune con i limoni parte del sole e dei primi mesi primaverili. Come già ti scrissi, non metterne in bocca grosse quantità, come se mordessi una mela, per non gettarti su una brocca d’acqua in preda al demonio; perché è piccante, come tutte le cose che eccitano il cuore, arrossano le orecchie e fanno sudare la testa ai chierici.

*zenzero

Francesco Montori

Chiunque potrà scrivere e rendere visibile il proprio esercizio, dopo aver lasciato l'indirizzo email.

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